.1 Territorio
L'olio che produce la Colonia Julia Venafrana viene ricavato da olive per il 90% monocultivar di specie Liciniana o Aurina coltivate, raccolte e lavorate nel territorio di Venafro, cittadina storica del Molise, che vanta oltre alla ricchezza olearia, un cospicuo patrimonio storico-artistico con i suoi anfiteatri, le mura ciclopiche, il teatro, la cattedrale.
La maggior parte degli uliveti sorge sulle pendici del monte Santa Croce a circa 400 metri sul livello del mare nell'ambito del Parco Regionale Storico Agricolo dell’Olivo di Venafro: solo dalle olive di questa zona limitata si ottiene l'olio più prestigioso: il Licinius Platino.
Quest'ultimo costituisce la prima area protetta dedicata all’olivo, nata con lo scopo di promuovere e conservare l’olivicoltura venafrana e per valorizzare le proprietà naturalistiche, storiche e paesaggistiche.
La restante parte degli oliveti si trova nella piana di Venafro a circa 220 metri sul livello del mare.
Ed è proprio nelle differenti caratteristiche delle due zone in termini di altitudine, impollinazione e peculirità del terreno che vano ricercate le diffrenze dei due oli Platino ed Oro prodotti da Colonia Julia Venafrana.
Scarica Approfondimento
Photogallery
.2 La Storia

Le olive da cui si estrae l’olio di Venafro furono portate in questa terra nel IV secolo a.C. da Marco Licinio, sannita di origine e cittadino di Venafro dal quale prende il nome botanico l'oliva Liciniana.
Questa cultivar, detta anche Aurina (nome rustico) , particolare ed inimitabile, conferisce al prodotto un’ottima qualità ed un gusto unico tanto da portare i Romani a ritenerlo l'olio più pregiato del mondo antico.

Numerosi sono i poeti e gli storici che hanno decantato le qualità e l’assoluta squisitezza di prodotto:

. Marco Terenzio Varrone (De re rustica, libro 3) 37 a.C.
Quod far comparem campano, quod triticum appulo, quod oleum venafrano?
Con quale farro potrai comparare quello campano, quale frumento con quello pugliese, quale olio con quello venafrano?

. Q. Orazio Flacco, Odes et epodes, II, 6, vv.13/16 (65a.C.–8a.C.):
“Ille terrarum mihi praeter omnis / angulus ridet ubi non Hymetto / mella decedunt, viridique certat / baca Venafro …”.
Orazio riferisce che Venafro era tutta verdeggiante perché coperta di olivi.

.
M. Porcio Catone, De Agricoltura, CXLVI (II secolo a.C.):
“Oleam pendentem hac lege venire oportet. Olea pendens in fundo Venafri venibit etc.
. Catone, nel descrivere le tecniche utilizzate per stimare il valore dei frutti pendenti, segnalava come migliori quelle usate a Venafro.

. Strabone, De Geographia., V, 3, 10:
“Poi vi sono alcune altre località, fra cui Venafrum, da dove proviene l’olio migliore
.

Il maggiore studioso dell’olivicoltura di Venafro è stato Giovanni Presta di Gallipoli, che nella prefazione alla sua "Memoria intorno ai 62 saggi diversi di olio presentati alla Maestà di Ferdinando IV, Re delle Due Sicilie, parlando del miglior olio al tempo dei Romani, scriveva: "Si distingueva su ciò Venafro, e quel poco di olio che ivi se ne traeva, iva per lo più riservato ai proprietari degli oliveti, era riservato ai più delicati, ai più schifiltosi, ai più ricchi”. ????

. Plinio il Vecchio ( Naturalis Historia ) (FOTO)
Principatum in hoc quoque bono obtinuit Italia toto orbe, maximo in agro Venafro.... reliquum certamen inter Istriae terram et Beticae par est.
Nella produzione di questo genere di beni- l'olio- principalmente nelle campagne dell'agro di Venafro, l' Italia si colloca al primo posto.... per il secodo concorrono, a pari merito, l'Istria e la regione di Bettica in Spagna.


L’olio, così come le spezie, fu per secoli merce di scambio, come testimoniano i ritrovamenti di anfore fregiate da nomi di possidenti. Quelle di Gaio Lecanio Basso, console dal 64 d.C. di Fasana d’Istria, sono state ritrovate sia nella Pianura Padana, che nel Norico oltralpe, oltre che in Grecia e a Cartagine. L’olio istriano era infatti considerato inferiore solo a quello di Venafro in Campania, ma ben superiore a quello della Betica, l’attuale Andalusia, come tramanda Plinio il Vecchio.

Nel museo archeologico dell'isola della Maddalema è custodito quello che viene identificato come " Il relitto di Spargi" rinvenuto nell'omonima
isola dell'arcipelago sardo che ha restituito anche alcune anfore olearie, prodotte in fabbriche pugliesi, adibite al trasporto di olio di Venafro: si tratta forse di contenitori destinati alla nuova colonia di Pollentia nell'isola di Maiorca
Mastino, Attilio (1995) La Produzione ed il commercio dell'olio nella Sardegna antica. In: Atzori, Mario;
Vodret Antonio Olio sacro e profano: tradizioni olearie in Sardegna e Corsica,
Sassari, EDES Editrice Democratica Sarda. p. 60-76.)

Scarica Approfondimento
Photogallery